2 Luglio 2020 Exporium Team 0Comment

Come i produttori di cibo possono affrontare il Covid 19?

Con il Coronavirus si sono susseguite una serie di credenze e preoccupazioni, anche spesso infondate, sul modo di condurre la nostra vita di tutti i giorni in totale sicurezza.

Ma, vista l’importanza che ricopre per tutti noi il cibo, non si poteva di certo interrompere la catena produttiva e commerciale anche se le nostre sicurezze tendono a vacillare quando ci ritroviamo a mangiare frutta o verdura che è stata esposta sul bancone di un supermercato in grado di registrare diverse centinaia di ingressi al giorno. Soprattutto alla luce del fatto che basta veramente poco per trasmettere un agente patogeno come quello del Coronavirus.

Vediamo allora come la produzione di cibo abbia affrontato la crisi indotta dal Covid e cosa probabilmente cambierà d’ora in avanti.

La produzione di cibo ai tempi del Covid 19.

La produzione, commercializzazione e, infine, il consumo del cibo sono un argomento delicato in questo preciso momento storico caratterizzato dalla pandemia in corso.

Sin dall’inizio dei contagi, la filiera non si è mai fermata ed ha quindi affrontato, da subito e in prima linea, questa battaglia.

Il primo problema che è emerso è stato quello della sicurezza dei lavoratori che, non avendo mai potuto smettere di lavorare, si sono ritrovati a correre rischi notevoli. L’unico modo per offrire loro una tutela è stato quello di fornire di tutti i dispositivi di protezione individuale  necessari, non potendo questa categoria di lavoratori usufruire di una cassa integrazione nel periodo più rischioso (e contemporaneamente più a corto di personale). Naturalmente queste misure sul luogo di lavoro causano una grave limitazione delle libertà personali ma saranno necessarie per tutto il periodo a venire vista la necessità di adottare tutte le precauzioni possibili per contenere il rischio di nuovi contagi.

Viste queste condizioni vessatorie, vi è stato un calo dell’offerta dei lavoratori al punto tale che è stato lanciato un appello da parte degli agricoltori europei, trovandosi a fronteggiare una mancanza di lavoratori stagionali senza precedenti.

Un secondo problema riguarda quello dei trasporti che, in seguito alle limitazioni che sono state imposte anche in piene aree di libero commercio come quella dell’Unione Europea, hanno subito forti rallentamenti. La chiusura delle frontiere ha infatti  destabilizzato il commercio tra i vari paesi causando poi il consequenziale blocco a monte di intere filiere alimentari.

Analogamente il consumo di cibo limitato in luoghi differenti dalla propria abitazione ha causato una riduzione di una specifica parte della domanda commerciale e quindi il ridimensionamento se non, in taluni casi, la soppressione delle relative filiere che si occupavano di soddisfarla.

Tale riduzione della richiesta, a livello generale, si è tradotta in una difficoltà concreta per i produttori che si sono ritrovati con un surplus di merce praticamente impossibile da immettere sul mercato se non mediante un ribasso dei prezzi oltre ogni logica di mercato. Allo stesso tempo i produttori sono stati costretti a rivedere gli accordi con i vari collaboratori che si occupano della distribuzione, giustificati delle nuove imprevedibili condizioni vessatorie indotte dal virus, e comunque non riuscendo sempre a scendere a idonei compromessi bilanciati tra le parti.

In tutto ciò una notizia positiva proviene dall’Autorità Europea per la sicurezza alimentare che afferma che non c’è stata alcuna prova di trasmissione del contagio tramite cibo e che il rischio che si corre entrando in contatto a mani nude con imballaggi vari è piuttosto remoto.

Infine, sebbene il potenziale di contagio è concreto anche nel caso in cui venga ingerita acqua infetta, la linea di produzione di acqua in bottiglia, includendo diligenti processi come quelli di filtraggio e disinfezione, è in grado di scongiurarne ogni rischio.

Il Team di Exporium

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English version


The effects of Coronavirus on food production

How can food producers deal with Covid 19?

With Coronavirus there have been a series of beliefs and worries, also often unfounded, on the way to lead our everyday life in total safety.

But, given the importance that food has for all of us, we certainly could not interrupt the production and commercial chain even if our safety tends to falter when we find ourselves eating fruit or vegetables that has been displayed on the counter of a supermarket able to record several hundred entries per day. Especially in light of the fact that very little is needed to transmit a pathogen like that of Coronavirus.

Let’s see how food production has dealt with the Covid-induced crisis and what is likely to change from now on.

Food production in the time of Covid 19

The production, marketing and, finally, the consumption of food are a delicate topic in this precise historical moment characterized by the ongoing pandemic.

As we said, since the beginning of the infections, the supply chain has never stopped and has therefore faced, immediately and in the front line, this battle. The first problem that emerged was that of the safety of workers who, having never been able to stop working, found themselves taking considerable risks. The only way to offer them protection was to provide them with all the necessary personal protective equipment, as this category of workers could not take advantage of a lay-off in the riskiest period (and at the same time more short-staffed). 

Of course, these measures in the workplace cause a serious limitation of personal freedoms but the need to take all possible precautions to contain the risk of new infections will be necessary for the whole period to come. Given these vexatious conditions, there has been a drop in the supply of workers to the point that an appeal has been made by European farmers, facing an unprecedented lack of seasonal workers.

A second problem concerns that of transport which, following the limitations that have been imposed even in full free trade areas such as that of the European Union, has suffered sharp slowdowns. The closure of the borders has in fact destabilized trade between the various countries, causing the consequent blocking of entire food chains upstream.

Similarly, the limited consumption of food in places other than one’s own home caused a reduction of a specific part of the commercial demand and therefore the downsizing, if not, in some cases, the elimination of the relative supply chains that took care of satisfying it.

This reduction in demand, at a general level, has translated into a concrete difficulty for producers who have found themselves with a surplus of goods which is practically impossible to place on the market except through a drop in prices beyond any market logic. At the same time the producers were forced to review the agreements with the various collaborators who deal with the distribution, justified by the new unpredictable vexatious conditions induced by the virus, and in any case not always managing to descend to suitable balanced compromises between the parties.

In all this, a positive news comes from the European Food Safety Authority which states that there has been no evidence of transmission of the infection through food and that the risk that is run by coming into contact with bare hands with various packaging is rather remote.

Finally, although the potential for contagion is concrete even in case of being ingested infected water, the production line of bottled water, including diligent processes such as those filtering and disinfection, is able to avert any risk.

The Exporium team

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