10 Luglio 2020 Exporium Team 0Comment

Come i Buyer che importano dall’estero affrontano il Coronavirus

Gli effetti che ha prodotto il dilagare dell’emergenza epidemiologica li abbiamo visti in questi mesi e ne abbiamo parlato in questo articolo almeno per quanto riguarda la produzione (ma anche commercializzazione ed esportazione). Rimane da analizzare l’altra faccia della medaglia: i problemi lato importazione. Per ovvie ragioni molti dei problemi che si ritroveranno a fronteggiare gli importatori saranno gli stessi che stanno affrontando tuttora gli esportatori ma, da entrambe le parti, derivano aspetti differenti e casistiche a parte. Entriamo quindi ora nel merito della questione e analizziamo gli aspetti che riguardano il mondo dell’import alimentare e le preoccupazioni dei buyer internazionali.

Gli aspetti problematici legati all’importazione di prodotti alimentari dall’estero

L’emergenza Covid 19, abbattendosi sul mercato internazionale del cibo, ha causato una frenata degli ottimi risultati ottenuti dal processo di esportazione dei prodotti agroalimentari italiani. Nonostante ciò l’export verso paesi come Francia e Stati Uniti restituisce un feedback alquanto positivo considerando le scarse aspettative. Nel primo caso si ha infatti un più che sensibile aumento, nel secondo invece uno netto e deciso nonostante l’applicazione di dazi doganali in rialzo emanati dal governo Trump. Il nemico numero uno degli scambi appare comunque essere la disinformazione che, in periodi di crisi economica, potrebbe essere anche soggetta a strumentalizzazioni da parte di stati con lo scopo di contenere gli introiti a favore di una ripartenza del PIL degli stessi.Ovviamente, vista la cura e l’impegno che il nostro Paese dedica ogni giorno nella produzione e commercializzazione del cibo siamo i primi a ritenere che le misure atte a contenere il dilagare di nuove infezioni siano alla base di ogni rapporto economico sano. I problemi legati quindi all’imballaggio dei cibi, alla loro conservazione, all’igiene dei mezzi su cui viaggiano e alla sicurezza del personale che se ne occupa sono sentiti e percepiti come del tutto necessari, ma è normale per un buyer decidere di non acquistare da alcuni paesi a causa del Coronavirus? Alcuni potrebbero rispondere che l’importante è che ogni Paese sia in grado di garantire che i propri alimenti siano sicuri, altri potrebbero essere convinti che ciò non basti. Purtroppo a volte la paura prende il sopravvento per cui è normale che i consumatori decidano di rinunciare, per un certo periodo, al consumo di determinati beni. Basti analizzare il calo delle vendite in alcuni paesi della birra Corona per capire che a volte si passa ben oltre il confine dell’oggettività e della ragionevolezza. Tuttavia un importatore deve tenere conto di questo possibile calo della domanda, anche qualora sia del tutto privo di logica. Per ciò è possibile che si riducano notevolmente le richieste di alimenti provenienti dalla Cina già a monte (da parte dei rappresentanti degli importatori dei vari paesi) come è successo, del resto, anche per i nostri prodotti che hanno risentito di discriminazioni visto che siamo stati tra i primi paesi ad affrontare l’emergenza Coronavirus riscontrando danni ingenti durante la fase di aumento dei contagi.

D’altronde è anche importante che un importatore, agendo responsabilmente, selezioni prodotti di derivazione sicura esigendo documentazioni valide e mantenendo un comportamento rigoroso, senza scendere a compromessi in cui è solo il prezzo a comandare. 

Chi, magari per la tipologia di prodotti che commercializza, ha la possibilità di farlo, potrebbe cercare di stabilire una riorganizzazione logistica cercando di stoccare quantitativi maggiori di merce nei magazzini in vista di una viabilità tornata alla normalità e in cui i mezzi dovranno riprendere oltre il normale regime per recuperare immediatamente il tempo perso.

Fortunatamente, da questo punto di vista, la Commissione Europea ha fatto la sua parte impedendo l’introduzione di ulteriori certificazioni per il trasporto merci e garantendo anche alcune corsie prioritarie per favorire i trasporti all’interno almeno del mercato unico dell’Unione.

Il Team di Exporium


English version


The import of food products from abroad

How Buyers who import from abroad deal with Coronavirus

We have seen the effects of the spread of the epidemiological emergency in recent months and we have talked about it in this article at least as regards production (but also marketing and export). The other side of the coin remains to be analyzed: the problems on the import side. For obvious reasons, many of the problems that importers will face will be the same that exporters are still facing today, but both sides have different aspects and separate cases. So let’s now go into the merits of the issue and analyze the aspects that concern the world of food imports and the concerns of international buyers.

The problematic aspects related to the import of food products from abroad

The Covid 19 emergency, breaking down on the international food market, caused a slowdown in the excellent results obtained by the export process of Italian agri-food products. Despite this, exports to countries such as France and the United States return somewhat positive feedback considering the low expectations. In the first case there is in fact a more than significant increase, in the second instead a clear and decisive one despite the application of rising customs duties issued by the Trump government. However, the number one enemy of trade appears to be disinformation which, in periods of economic crisis, could also be subject to exploitation by states with the aim of containing the revenues in favor of a restart of their GDP.

Obviously, given the care and commitment that our country devotes every day in the production and marketing of food, we are the first to believe that the measures to contain the spread of new infections are the basis of any healthy economic relationship. The problems related to the packaging of foods, their conservation, the hygiene of the vehicles on which they travel and the safety of the staff who deal with them are felt and perceived as completely necessary, but it is normal for a buyer to decide not to buy from some countries because of Coronavirus?

Some may reply that the important thing is that each country is able to guarantee that its food is safe, others may be convinced that this is not enough. Unfortunately, fear sometimes takes over, so it is normal for consumers to decide to give up the consumption of certain goods for a certain period. Suffice it to analyze the drop in sales in some countries of Corona beer to understand that sometimes we go far beyond the border of objectivity and reasonableness.

However, an importer must take into account this possible drop in demand, even if it is completely without logic. For this reason, requests for food from China already upstream (by representatives of importers from various countries) can be considerably reduced, as has happened, moreover, also for our products that have suffered from discrimination since we have been one of the first countries to face the Coronavirus emergency, experiencing significant damage during the contagion increase phase.

On the other hand, it is also important that an importer, acting responsibly, selects safe derivative products by demanding valid documentation and maintaining rigorous behavior, without compromising in which only the price controls.

Who, perhaps due to the type of products it markets, has the possibility of doing so, could try to establish a logistical reorganization trying to store larger quantities of goods in the warehouses in view of a viability returned to normal and in which the vehicles will have to resume beyond normal regime to immediately recover personal time. Fortunately, from this point of view, the European Commission has done its part by preventing the introduction of further certifications for freight transport and also guaranteeing some priority lanes to encourage transport within at least the Union’s single market.

The Exporium team

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